Supplica Madonna di Pompei: mons. Depalma (Nola), “siamo chiamati a fare la storia”

“Com’è difficile vivere in un mondo sconvolto come il nostro, com’è difficile vivere in un’Europa disperata, com’è difficile vivere in una regione, la nostra, nella quale si continua a spargere sangue e si ripetono attentati alla vita, attentati alla salute, attentati alla bellezza del territorio. Com’è difficile vivere e credere”. Lo ha sostenuto, ieri, monsignor Beniamino Depalma, vescovo di Nola, nella Messa che ha preceduto la recita della Supplica alla Beata Vergine di Pompei, nella cittadina mariana. “In questi tempi difficili – ha continuato il presule – com’è facile cadere nella trappola della paura, della rassegnazione, della mafia, della violenza. Com’è facile rifuggire dalla realtà per rifugiarsi in un mondo virtuale. Com’è difficile sperare in questo nostro tempo, in questo nostro territorio. Eppure è la speranza la virtù che ci sostiene in questi tempi difficili. Noi credenti abbiamo bisogno di speranza per annunciare il Vangelo con audacia e con coraggio. Hanno bisogno di speranza anche gli uomini laici se vogliono non rassegnarsi. O la speranza o la rassegnazione. O la speranza o il rifiuto della vita. O la speranza o il nulla. Tocca a noi scegliere”. Ma, ha avvertito, “Dio non ci promette una vita facile. Dio non ci promette garanzie. Dio ci promette la sua parola: ci sono io, non abbiate paura. Fede significa aggrapparsi alla promessa di Dio che non viene mai meno. Siamo saldi nella sua parola. Chi costruisce su di me, dice Gesù, costruisce sulla roccia. Anche se vengono le tempeste, la costruzione resta in piedi. Chi non costruisce su di me, costruisce sulla sabbia. Essere uomini attaccati alla fede significa lasciarsi prendere in braccio da Dio, sentirsi al sicuro nel cuore di Dio, fare l’esperienza che siamo importanti per Dio, sapere che i nostri nomi sono scritti nel palmo della sua mano. Fede significa sentirsi amati e, se ci sente amati, non si è mai solo”.

La speranza e la fede portano all’azione concreta: “Siamo chiamati a fare storia”, ha esortato monsignor Depalma, che ha anche invitato a “risvegliare la coscienza sociale”. L’impegno concreto nella società si vive nel servizio per gli altri: “La compassione – ha concluso il presule – salverà il mondo, risolverà tutti i problemi. La compassione creerà un mondo più fraterno, un mondo più vivibile, un mondo nel quale tutti stanno bene. Nessuno viva la vita per se stesso, la vita si vive per gli altri, ci è stata data per gli altri. Un servizio senza interessi, gratificazioni, consensi, vissuto nella gratuità e nella concretezza. Servizio concreto significa che siamo chiamati a rimettere in piedi tutti gli uomini, nessuno escluso. Il mondo è fatto per tutti. Dio non ha creato gli emarginati e gli esclusi. Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Mondo

Informativa sulla Privacy