Economia sommersa e illegale: Istat, “apporti molto limitati alla dinamica complessiva del Pil italiano”

“La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è particolarmente alta nel settore degli Altri servizi alle persone (23,3% nel 2014), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (16,3%)”. Lo si legge nel Report “L’economia sommersa nei conti nazionali – Anni 2011-2014”, presentato oggi dall’Istat. Nel 2014 “le unità di lavoro irregolari sono 3 milioni 667mila, soprattutto dipendenti (2 milioni 595 mila), in significativo aumento sul 2013 (rispettivamente +180 mila e +157 mila). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (Ula) non regolari sul totale, è pari al 15,7% (+ 0,7 punti percentuali rispetto al 2013)”. Non solo: “Il tasso di irregolarità dell’occupazione risulta particolarmente elevato nel settore dei Servizi alla persona (47,4% nel 2014, 2,4 punti percentuali in più del 2013), seguono a grande distanza l’agricoltura (17,5%), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,5%) e le Costruzioni (15,9%)”.

In generale, però, rileva l’Istat, “l’economia non osservata fornisce apporti molto limitati alla dinamica complessiva del Pil italiano: il valore aggiunto dell’economia sommersa ha infatti contribuito per +0,15 punti percentuali alla variazione totale nel 2012, per +0,05 punti nel 2013 e per +0,31 punti nel 2014, mentre l’apporto delle attività illegali è stato di 0,06 punti percentuali nel 2012 e quasi nullo nel 2013 e nel 2014”.

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