Diocesi: mons. Muser (Bolzano-Bressanone), “la nostra sia una comunità ospitale verso i profughi”

“L’ospitalità non deve limitarsi solo al turismo. Occorre sensibilità per tutte quelle persone che non arrivano da noi come ospiti disposti a spendere, ma come profughi che dipendono dalla nostra capacità di accogliere e dal nostro sostegno”. Questo l’auspicio che ieri, 1 gennaio, il vescovo altoatesino Ivo Muser ha espresso in occasione dell’apertura della terza Porta santa diocesana al santuario mariano di Pietralba. Per essere veramente una comunità accogliente è necessario innanzitutto avere “pensieri accoglienti”. “Il nostro atteggiamento nei confronti di singole persone e di gruppi o addirittura di intere popolazioni comincia sempre nella nostra mente – ha spiegato mons. Muser -. Il modo di pensare e di parlare degli altri non è mai neutrale. Il nostro pensiero e il nostro linguaggio lasciano sempre trapelare la nostra disposizione d’animo. C’è una stretta correlazione tra il nostro pensiero, il linguaggio e il comportamento”. Il vescovo altoatesino ha auspicato che questo Anno Santo possa essere l’occasione per far nascere e crescere “una cultura della misericordia, un’atmosfera in cui la vita in tutte le sue forme e in tutta la sua ricchezza sia desiderata, difesa, promossa e amata”. “Nella cultura della misericordia rientra anche la disponibilità a sperimentare e promuovere la pace – ha aggiunto mons. Muser -. Oggi, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale per la pace, deve esserci ben chiara una cosa: per nessuno di noi è facile perdonare, quando le sofferenze o gli scontri riguardano il proprio matrimonio, la propria famiglia, le amicizie, l’ambiente in cui uno lavora o i gruppi linguistici di questa nostra terra. In questi ambiti, ciascuno di noi può essere operatore di pace o avvelenatori della pace. E il primo passo verso la pace nasce sempre nei nostri pensieri e nelle nostre parole”.

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