VESCOVI CALABRIA: "STUPORE" E "AMAREZZA" PER DICHIARAZIONI DI FRANCO ROBERTI (3)” “” “

Per questo i vescovi sono "certi" che lo Stato e le sue articolazioni "debbano fare quello che il martire chiedeva. E siamo anche convinti che si possa riuscire, ciascuno nel proprio ambito, ma in unità di intenti, a debellare la piaga mafiosa senza più incertezze né tentennamenti": su questo aspetto Papa Francesco, sulla scia di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi ad Agrigento (1993) e di Benedetto XVI a Lamezia (2011), il 21 giugno 2014 a Sibari e il 21 febbraio 2015 a Roma è stato "chiaro, fermo, forte". Ed è su questa strada "che camminano le Chiese del Sud sia pure con i loro guai terreni, forse non sempre con la speditezza necessaria, magari in qualche caso zoppicando, ma convinte, senza riserve né sconti per nessuno. Certo, molto resta da fare. Il cammino verso il futuro, sia chiaro, è irreversibile! Anche sul piano pratico con le azioni per liberare la religiosità popolare dalle mire e dalle infiltrazioni delle mafie e con la costituzione di un corso di formazione per i seminaristi, preti del domani". "Non aver considerato tutto ciò e tanto altro – è la conclusione della Cec -, lascia l’amaro nei cuori e non fa di certo progredire l’unità di intenti tra tutte le istituzioni e la Chiesa".” “

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