EVANGELIUM VITAE: DON ARICE (CEI), OBIEZIONE COSCIENZA SPESSO “CAUSA DI DISCRIMINAZIONE”

“Sappiamo quanto la semplice obiezione di coscienza stia diventando, in molte parti del mondo occasione di discriminazione nell’esercizio della professione, e la testimonianza cristiana talvolta rasenta il martirio anche in questo campo”. Lo ha detto don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, introducendo la sessione pomeridiana della Giornata di studio sulla “Evangelium Vitae” promossa oggi in Vaticano dal Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari. Richiamando la riflessione di Papa Francesco sulla “cultura dello scarto”, don Arice ha sottolineato che “la persona umana è sempre portatrice di dignità intrinseca, permanente e incondizionata”, e “solo una formazione integrale dell’operatore sarà capace di offrire una cura integrale”. Il primo modo “per riconoscere la dignità della persona da parte degli operatori, è un esercizio competente della loro professione sanitaria. Fare bene il bene. Ma per fare questo occorre acquisire tutte le competenze necessarie per soddisfare integralmente i bisogni espressi o inespressi del paziente”. Il mondo della cura, è la conclusione di don Arice, “ha bisogno di operatori abili nel sapere, sapere essere e saper fare”.” “” ” ” “

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