AFRICA: BOBBA (LVIA), PER LE RISORSE IDRICHE "COLLABORARE CON LE REALTÀ LOCALI"

Le guerre dell’acqua, in Africa, si combattono già. Persino senza usare le armi. Fiumi e specchi d’acqua significano cibo, energia, pascoli e a volte anche la possibilità di sfruttare potenziali giacimenti. Il conflitto per eccellenza, quello che coinvolge il Nilo, sembra in via di soluzione grazie all’accordo preliminare raggiunto recentemente da Egitto, Sudan ed Etiopia mentre restano irrisolte le questioni che ruotano attorno a due altri fiumi: il Niger e il Congo (clicca qui). Le dispute, però, possono sorgere anche a livello locale "in particolare nelle zone pastorali": qui "le risorse idriche sono la fonte di sostentamento principale per il bestiame, unica ricchezza delle popolazioni nomadi", ricorda Sandro Bobba, presidente dell’organizzazione non governativa italiana Lvia. "Per questo – prosegue – è importante accanto alla realizzazione tecnica dei progetti, valutare sempre gli aspetti sociali e le conseguenze che comportano". In questo senso, sostiene Bobba, "il coinvolgimento delle popolazioni locali è indispensabile, perché garantisce la continuità delle opere nel tempo, ma anche per un altro aspetto, più etico: senza una collaborazione con le realtà locali, fin dalla fase di studio, si corre il rischio di trasformare la cooperazione in un rapporto sbilanciato".

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