Cardinale Parolin: al Ceis, “la Chiesa non può rimanere in silenzio”, no a legalizzazioni

“La Chiesa non può rimanere in silenzio” di fronte al “flagello della droga”, che “continua a imperversare in forme e dimensioni impressionanti, alimentato da un mercato turpe”. A lanciare il grido d’allarme, sulla scorta del Papa, è stato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che nella Messa celebrata questo pomeriggio al Ceis (Centro italiano di solidarietà) ha citato ancora Francesco per ribadire: “La droga non si vince con la droga! La droga è un male e con il male non ci possono essere cedimenti o compromessi. Pensare di poter ridurre il danno, consentendo l’uso di psicofarmaci a quelle persone che continuano a usare droga, non risolve affatto il problema. Le legalizzazioni delle cosiddette ‘droghe leggere’, anche parziali, oltre a essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse. Le droghe sostitutive, poi, non sono una terapia sufficiente, ma un modo velato di arrendersi al fenomeno”. “La Chiesa, fedele all’insegnamento di Gesù – le parole del segretario di Stato –  non può abbandonare quanti sono coinvolti nella spirale della droga: essa li prende per mano, attraverso l’opera di tanti operatori e volontari, perché riscoprano la propria dignità e facciano riemergere quelle risorse, quei talenti personali che la droga ha sepolto in loro, ma che non poteva cancellare, dal momento che ogni uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio”.

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