Cardinale Bagnasco: il Giubileo “vuole farci riscoprire la bellezza delle parole della fede”

Il Giubileo “vuole farci riscoprire la bellezza delle parole della fede”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nella Messa celebrata ieri pomeriggio in occasione dell’inizio dell’Anno santo della misericordia in diocesi. “Le parole della fede, come redenzione, peccato, grazia, croce, misericordia, perdono, cielo – ha detto il cardinale – sono parole antiche che hanno attraversato secoli e millenni, che hanno illuminato generazioni, che hanno ispirato i santi e sostenuto i martiri. Queste parole sono giunte fino a noi e ci chiedono di custodirle care, di non barattarle con niente, di non tradirle mai”. “Il Giubileo – ha proseguito – vuole farci riscoprire la bellezza concreta e affascinante di queste parole che, altrimenti, rischiano di svuotarsi nella nebbia liquida del pensiero odierno, dove non di rado emerge la domanda se ancora sentiamo il bisogno di essere salvati e redenti, e da che cosa” e se “la vita della grazia è da noi ritenuta come il tesoro del campo, come la perla preziosa del Vangelo, tesoro e perla per cui vale vivere, per cui fare ogni sacrificio e, se necessario, morire”.
Nell’omelia celebrata nella cattedrale di S.Lorenzo, il cardinale Bagnasco ha invitato a “lasciarsi portare” dallo Spirito perché “la prima grazia dell’Anno Santo è riscoprire la bellezza della fede cristiana, il fascino dell’abbandono alla misericordia di cui Cristo è il volto”. Se non ci facciamo guidare da Dio, il rischio è che “possiamo abituarci alla fede, all’amore di Dio; possiamo assuefarci ad un cristianesimo mediocre che si accontenta di fare il minimo senza desiderare il meglio, la santità”. “Possiamo perdere il senso del divino – ha continuato – naturalizzare il Vangelo e ragionare secondo il mondo; possiamo scivolare nel conformismo nel pensare la vita e la morte, la famiglia e la libertà, la terra e il cielo; possiamo diventare cristiani anonimi non per amore di umiltà, ma per la paura inconfessata di essere giudicati imprudenti, visionari, esibizionisti della religione, fanatici. Possiamo credere che Dio esiste, ma vivere come se Dio non ci fosse”. Possiamo, anche senza volerlo, ridurre la fede a una riserva di buoni sentimenti, anziché intuire con un brivido di adorazione che noi esistiamo perché Dio vive, e così lasciarcene possedere, affascinare, ghermire”.
L’auspicio di Bagnasco è che con il Giubileo possano nascere “propositi di bontà e di pace, di misericordia e di giustizia”. Per il cardinale, “ci sono sicuramente gesti e opere che attendono proprio noi, ciascuno di noi, per prendere forma e diventare rugiada di ristoro e di vita per i poveri che attendono un gesto, un sorriso, una parola di riconciliazione, forse dopo anni di distanza e di rancore! Una visita, un dono, una telefonata, un servizio, una disponibilità ad ascoltare chi vive nel dubbio o nella paura, la condivisione di una pena, la pietà per i defunti”. Sono quindi “innumerevoli le espressioni di quella misericordia che nasce da Dio e che ci sospinge verso i fratelli: sì, veramente non possiamo essere misericordiosi se non siamo ‘misericordiati’”. L’augurio è che con il Giubileo possano crescere “in noi la nostalgia della luce, del bene, di una vita migliore, della conversione, la decisione di una confessione forse sempre rimandata, della preghiera quotidiana, di una nuova vita spirituale, della fedeltà alla Messa! Se nascessero propositi di bontà e di pace, di misericordia e di giustizia”.

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