Festival Dottrina sociale: “Una Chiesa libera, includente, per i poveri e i migranti”

“Lavoriamo da anni sulla Dottrina sociale, oggi è il momento giusto per dare un tono diverso. È necessario partire dal presupposto che sono importanti coloro i quali parlano dal tavolo dei relatori, tanto quanto chi siede tra il pubblico: la conoscenza deve passare attraverso la relazione tra di noi, diventare patrimonio comune non con un seminario, ma con una relazione coltivata e seguita. Altrimenti si fa solo accademia”. Lo ha affermato questa mattina mons. Adriano Vincenzi, presidente della Fondazione Toniolo che organizza il Festival della dottrina sociale della Chiesa di Verona. Si tratta di tracciare, ha proseguito Vincenzi, “una linea nuova. C’è da mettere in moto una dinamica nuova di base, che funziona solo conoscendosi”. Se non c’è “qualcosa che ci lega”, se non c’è una mission condivisa, ha aggiunto, “coltiviamo nel deserto. Il convegno di oggi dia una svolta: non aspettiamo un microfono e un palco per parlare. Le grandi e piccole decisioni si comunicano dai palchi, ma si costruiscono da un’altra parte: è lì che possiamo e vogliamo essere presenti”. Al Festival della Dottrina sociale, c’è chi parla e chi agisce: gli imprenditori che incontrano i giovani in cerca della loro strada al termine della scuola secondaria. “Se applichiamo questa linea – ha auspicato mons. Vincenzi – anche ai momenti di riflessione, otterremo un risultato straordinario. Ci sono tutte le condizioni per farlo”.

Durante l’incontro, mons. Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, ha affermato che “la Gaudium et spes anche oggi, 50 anni dopo la sua pubblicazione, ci dice tantissime cose. Ci aiuta a capire una visione di presenza nel mondo capace di manifestare e dare testimonianza di Gesù Cristo”. Ha poi precisato: “Ne rileggo il messaggio alla luce delle parole di Papa Francesco a Firenze. Ci chiedono di essere capaci di vivere non dei surrogati di potere, ma di vivere una Chiesa libera e includente. Una Chiesa per i poveri e con l’attenzione ai migranti. Una Chiesa che sia capace di manifestare, all’interno della realtà socio-politica, un’apertura di visione più ampia rispetto anche a quello che molte volte gli avvenimenti ci costringono ad analizzare secondo una logica mediatica” di inseguimento della cronaca. Una Chiesa italiana che, “alla luce della Gaudium et spes, sa anche rinunciare a quei privilegi che le possono essere stati offerti dalla comunità statale secondo una logica anche legittima, per vivere liberamente”. Questo diventa possibile “attraverso l’impegno laicale rinnovato che possa promuovere, scevro da legami, una libera capacita di affermazione dei valori evangelici, dei valori della Dottrina sociale della Chiesa. Un impegno laicale capace di fedeltà e dinamicità perché, evidentemente, la dottrina sociale non può essere solo un insieme di enunciazioni, non può essere solamente dialogica”.

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