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Papa in Kenya: ai giovani, contro reclutamento terroristi istruzione e lavoro

“Se voi parlate bene tra di voi, se vi sorridete, se vi avvicinate come fratelli; se voi state vicini gli uni agli altri, anche se appartenete a tribù differenti; se voi siete vicini a quelli che hanno bisogno, a quelli che sono poveri, a quelli abbandonati, agli anziani che nessuno visita”, questi gesti di comunicazione “sono più contagiosi di qualunque rete televisiva”, ha detto oggi il Papa allo stadio Kasarani a Nairobi durante l’incontro con i giovani, rispondendo alla domanda su come usare i media per divulgare il Vangelo. Contro il reclutamento da parte dei fondamentalisti, Francesco ha detto: “Dobbiamo sapere perché un giovane, pieno di illusioni, si lasci reclutare oppure va a cercare per essere reclutato”, perché “impara ad uccidere… E questa è una domanda che voi dovete rivolgere a tutte le autorità”. “La prima cosa che dobbiamo fare per evitare che un giovane sia reclutato o che cerchi di farsi reclutare è istruzione e lavoro. Se un giovane non ha lavoro, che futuro lo attende? Da lì entra l’idea di lasciarsi reclutare”, ma il “pericolo” è anche nella mancanza di educazione. “È un pericolo sociale, che va al di là di noi, anche al di là del Paese, perché dipende da un sistema internazionale, che è ingiusto, che ha al centro dell’economia non la persona, ma il dio denaro. Che posso fare per aiutarlo o per farlo tornare? Prima di tutto pregare. Però forte! Dio è più forte di ogni campagna di reclutamento. E poi? Parlargli con affetto, con tenerezza, con amore e con pazienza” e “non lasciarlo da solo”.

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