Premio Ratzinger: monsignor Scotti (presidente Fondazione), un prete e un laico antidoto a “desertificazione”

Un prete e un  laico, che dalle “periferie del mondo”, hanno testimoniato come la loro vita sia stata un antidoto alla “desertificazione spirituale, frutto del progetto di società che vogliono costruire senza Dio o che distruggono le loro radici cristiane”. Così monsignor Giuseppe Scotti, presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, ha sintetizzato il profilo di Mario de França Miranda, gesuita  brasiliano, professore emerito di Teologia presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro, e di Nabil el-Khoury, professore di Filosofia e Letteratura comparata presso l’Université Libanaise di Beirut e l’Università di Tubinga, traduttore in arabo dell’Opera omnia di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, insigniti oggi del Premio Ratzinger. Brasile e Libano, ha proseguito Scotti riferendosi alle terre di provenienza dei premiati, sono “luoghi dove si sperimenta, a volte anche nel dramma di cui tutti noi facciamo esperienza in questi giorni”, la “desertificazione spirituale” descritta nell’enciclica. “ll Papa – ha concluso il presidente della Fondazione Vaticana – ha voluto che il Premio Ratzinger fosse assegnato quest’anno a due uomini che vivono e operano in quelle che lui chiama le ‘periferie del mondo’ dove, più che altrove, si può anche toccare con mano che ‘il mondo cristiano sta diventando sterile, e si esaurisce’ ”, due uomini che possono essere “un segno e una speranza per le molte donne e i molti uomini che coltivano sia l’amore per la loro fede, sia la profonda stima per la ragione umana”.

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