Vatileaks: Elia (Meic), “non lasciamo solo Francesco”

“La divulgazione di documenti riservati della Santa Sede sta sollevando, come era facilmente prevedibile, una serie smisurata di commenti, che non aiutano certo a chiarire le cose, semmai ad alimentare il livello di confusione intorno a ciò che avviene entro le mura vaticane. Come credenti che stanno sostenendo il generoso impegno di Papa Francesco per rinnovare la Chiesa, siamo preoccupati, anche se non stupiti, del profluvio di notizie, illazioni, interpretazioni che accompagna questo processo di cambiamento”. È una riflessione di Beppe Elia, presidente nazionale del Meic, pubblicata oggi sul sito del Movimento www.meic.net. Elia si dice preoccupato del fatto che “la Chiesa possa venir percepita essenzialmente come un apparato potente e pervasivo, ricca di beni materiali, con interessi mondani estranei al suo compito, dimenticando che nei luoghi più disparati del mondo essa è vitale grazie a uomini e donne liberi, portatori con la loro vita (prima che con le parole) di un messaggio di salvezza e di liberazione, talora perseguitati e uccisi, segno della presenza e dell’amore di Dio”.
“Papa Francesco – osserva Elia – sta chiedendo alla sua Chiesa proprio questo: ritrovare l’essenza evangelica del suo stare in mezzo agli uomini di questo tempo, chinandosi anzitutto verso chi fa più fatica, con la stessa misericordia di Gesù. E nel contempo egli si assume la responsabilità di cambiare anche le strutture dell’organizzazione ecclesiastica, ben sapendo che esse non sono il centro della vita della Chiesa, ma possono costituire tuttavia una grave contro-testimonianza quando cessano di essere un servizio e divengono forme di potere”. Per il presidente del Meic, “Papa Francesco, che ha posto le Beatitudini al centro della sua missione, sa che la sua strada sarà impervia, sa che cercheranno ancora di denigrarlo, di considerarlo inaffidabile o teologicamente incerto, di ritenerlo inadeguato al ruolo; ma nel cuore di moltissimi uomini egli è e rimarrà un vero uomo di Dio, un grande profeta di questi tempi difficili”. “Sta a noi – conclude Elia – non lasciarlo solo, e accompagnarlo, con umiltà, creatività e coraggio, lungo le coordinate che egli ha tracciato a Firenze per la nostra Chiesa italiana”.

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