Papa Francesco: ai Guanelliani, “non possiamo far attendere i fratelli e le sorelle in difficoltà”

“Il Padre creatore suscita anche la creatività in coloro che vivono come suoi figli. Allora essi imparano a guardare il mondo con occhi nuovi, resi più luminosi dall’amore e dalla speranza. Sono occhi che permettono di guardarsi dentro con verità e di vedere lontano nella carità. A questo sguardo gli altri non appaiono come ostacoli da superare, ma come fratelli e sorelle da accogliere”. Lo ha detto il Papa ricevendo oggi in udienza i partecipanti al pellegrinaggio della Famiglia Guanelliana. “Nel mondo non mancano mai i problemi e il nostro tempo conosce purtroppo nuove povertà e tante ingiustizie. Ma la più grande carestia – ha osservato Francesco – è quella della carità: servono soprattutto persone con occhi rinnovati dall’amore e sguardi che infondano speranza. Perché ‘l’amore farà trovare modi e discorsi per confortare chi è debole’, diceva ancora il vostro fondatore”. “A volte la nostra vista spirituale è miope, perché non riusciamo a guardare al di là del nostro io. Altre volte siamo presbiti: ci piace aiutare chi è lontano, ma non siamo capaci di chinarci verso chi vive accanto a noi”. “Come il Padre è delicato e concreto nei riguardi dei figli più piccoli e deboli – ha precisato il Papa -, così anche noi non possiamo far attendere i fratelli e le sorelle in difficoltà, perché – sono sempre parole di Don Guanella – ‘la miseria non può aspettare'”.

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