Firenze 2015: a Palazzo Vecchio riproposto l’impegno di La Pira per la persona e i suoi diritti

“Non la persona per lo Stato, ma lo Stato per la persona”. In questa frase – ricordata oggi da Ugo De Siervo, presidente emerito della Corte Costituzionale, durante l’incontro “Testimoni del Novecento: Giorgio La Pira” a Palazzo Vecchio nell’ambito del Convegno ecclesiale nazionale di Firenze – si condensa il pensiero di Giorgio La Pira all’Assemblea costituente, dove il professore fiorentino fu attivamente impegnato nella stesura dei principi fondamentali. “Il valore assoluto delle persone” e “la concretizzazione dei diritti” sono, secondo Di Siervo, due dei punti su cui La Pira più si interrogò e impegnò. “Un sindaco che per paura dei ricchi e dei potenti abbandona i più poveri e i diseredati è come un pastore che abbandona il suo gregge per paura dei lupi” è stata invece la frase di La Pira richiamata da Mario Primicerio. Il presidente della Fondazione La Pira ha ripercorso l’impegno amministrativo del professore, sindaco di Firenze per tre volte dal 1951 al ’65, con l’attenzione ai “diritti di cittadinanza da garantire”, come casa, lavoro e pace. Per La Pira – ha ricordato Primicerio, anche lui primo cittadino fiorentino – “non si costruiscono case ma pezzi di città” e “la città non è fatta solo da mattoni ma dalle pietre vive che sono le persone”. Finito il mandato a Firenze, La Pira fu “sindaco del mondo” continuando il suo impegno per la pace. Molti applausi ha suscitato in sala la frase di La Pira rammentata in conclusione da Primicerio: “Mi sento libero, anarchico, a Dio solo soggetto”.

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