Fondazione Ratzinger: Ladaria, preghiera non è “tecnica”, “discernimento” su “metodi di meditazione” non cristiani

(dall’inviata Sir a Madrid) – L’unione con Dio “è solo un dono di Dio, non si raggiunge tramite una tecnica”. A ribadirlo è stato mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, intervenuto questo pomeriggio al Convegno della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger, in corso all’Università Francisco de Vitoria di Madrid, sul tema: “La preghiera, forza che cambia il mondo”. Ladaria si è soffermato sulla lettera “Orationis formas”, riguardante alcuni aspetti della meditazione cristiana, inviata il 15 ottobre 1989 dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi della Chiesa cattolica. “Tutta la preghiera cristiana deve fondarsi sulla rivelazione”, ha ricordato il segretario: “La preghiera del cristiano nasce dalla fede in Dio che si rivela. Nella Scrittura troviamo quindi la fonte della preghiera, nel doppio movimento della parola e dell’ascolto inerente a tutto il dialogo, in questo caso nell’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo”. “La preghiera cristiana è contemporaneamente personale e comunitaria, si realizza sempre nella comunione della Chiesa”, ha ammonito Ladaria sottolineando che “già dai primi secoli cristiani vi sono stati metodi sbagliati di preghiera, e lo stesso è accaduto in tempi recenti”. “La meditazione cristiana deve partire sempre da Cristo e dalla sua dimensione umana e terrena, si ispira a Cristo e conduce a Cristo”, ha proseguito citando l’esempio “importante” di Santa Teresa d’Avila. Nonostante ciò, ha puntualizzato Ladaria, la Lettera citata “ci esorta ad apprezzare quello che di buono esiste nelle altre religioni”, come “i differenti stadi della vita spirituale: purificazione, illuminazione, unione”. Quest’ultima, però, “è solo un dono di Dio, non si raggiunge tramite una tecnica. I metodi di tipo psico-fisico e corporeo possono essere di aiuto per una distensione interiore, nonostante le sensazioni del corpo non possano confondersi con le esperienze spirituali”. Gesù, in altre parole, “rappresenta il cammino in cui devono confluire, per essere validi, tutti i cammini personali che ogni fedele cristiano deve cercare e seguire secondo quello che più si adatta al suo temperamento”.

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