Matrimoni gay: Ognibene (Avvenire), “giudizio e pregiudizi”

Dopo il “giudizio amministrativo saldamente fondato sulla Costituzione repubblicana” che ha reso di nuovo chiaro che un “matrimonio tra persone dello stesso sesso” che in Italia è impossibile, “ai soliti noti, è parso utile e persino astuto cambiare discorso. Aprendone uno altrettanto grave: l’attacco alla persona di fede cattolica che serve con scienza, coscienza, disciplina e onore lo Stato di cui è cittadino, ma che in quanto credente (e portatore sano di visioni di coscienza, oltre che di un incensurabile senso del dovere civico) di fatto sarebbe di ‘serie B’”. Lo scrive Francesco Ognibene nell’editoriale di oggi di Avvenire. “Se non fossero allarmanti, le reazioni stizzite alla sentenza del Consiglio di Stato si coprirebbero di ridicolo per gli argomenti inconsapevolmente grotteschi che ostentano – osserva Ognibene -. Affermare infatti che un giudice dovrebbe astenersi da verdetti sul matrimonio in quanto ‘cattolico’ è semplicemente assurdo, se non offensivo, e la dice lunga sul livello al quale è possibile arrivare quando – messa da parte l’intelligenza – si imbraccia il randello dell’ideologia senza rendersi conto della gravità di quanto si afferma”.
“È irresponsabile esibire – com’è accaduto ieri sera sui principali siti informativi italiani – nome, volto e biografia del giudice estensore della sentenza ‘reo’ appunto di essere un cristiano definendolo apertamente ‘fazioso’, ‘integralista’ e ‘omofobo’ – sottolinea Ognibene -, stabilendo che gli è negata la titolarità di libere opinioni in questioni sulle quali è in corso un confronto aperto nella nostra società, e trascurando che ogni atto di un organo giudicante come il Consiglio di Stato è collegiale (in questo caso i magistrati all’ opera erano ben cinque), non frutto di protagonismi incontrollati”. È “troppo facile ricordare che giudici di ogni ordine e grado, e persino presidenti della Corte Costituzionale, hanno sinora potuto esprimere senza alcuna contestazione e in ogni sede il proprio pensiero su temi oggetto di sentenze discusse, delle quali erano stati parte in causa, senza che nessuno avesse nulla da eccepire, anzi”. Dunque, “una libertà evidentemente garantita dal fatto che si trattava di verdetti in direzione diversa e qualche volta opposta rispetto a quello del Consiglio di Stato”. In questo senso, “la pubblica gogna riservata invece a uno tra i giudici della sentenza sulle ‘nozze gay’, scatenando un’inquietante caccia all’uomo, segna il superamento di una soglia che occorre richiudersi alla svelta dietro le spalle prima che i semi dell’intolleranza si disperdano senza controllo”.

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