KENYA: SULLA COSTA NON SI FERMA L’ONDATA DI VIOLENZE

Non c’è pace sulla costa kenyana: nel fine settimana almeno 29 persone sono state uccise dopo un attacco nell’area che a giugno era già stata al centro delle cronache per le stragi avvenute nei pressi della località di Mpeketoni, in cui persero la vita circa 60 persone. All’insicurezza si aggiunge il timore di "vendette", spiega padre Wilybrod Lagho, vicario generale dell’arcidiocesi di Mombasa (clicca qui). Gli attacchi sono stati rivendicati dagli integralisti islamici somali di al-Shabaab, come azione punitiva dovuta alla presenza di truppe kenyote nel loro Paese, ma il presidente della repubblica Uhuru Kenyatta ha accusato delle prime stragi "reti politiche locali". A qualche forma di presenza di al-Shabaab, secondo p. Lagho, si può pensare "per l’alto livello di organizzazione di chi ha condotto l’attacco, la selezione delle vittime, uomini adulti, e la scelta dei cristiani come bersaglio: sono stati presi di mira solo loro, mentre alcuni musulmani sono stati risparmiati in quanto tali". Sulle tensioni latenti nell’area però pesano anche divisioni politiche, spinte secessioniste e accuse di marginalizzazione economica. A favore della pace cercano di lavorare i leader religiosi cristiani, musulmani e indù, riuniti nel Coast Interfaith Council of Clerics che a Mpeketoni sta organizzando incontri di riconciliazione.

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