ECUMENISMO: CONVEGNO SAE. MONS.REDAELLI, "CONOSCERE, ACCOGLIERE, CURARE L’ALTRO"

Occorre "considerare l’altro prossimo e farsi prossimo dell’altro. Come prima azione della pace c’è la conoscenza: conoscere l’altro è decisivo per la pace. È più facile sparare – realmente o metaforicamente – a una sagoma, a una ‘categoria’, piuttosto che a un volto conosciuto. Tutto ciò che favorisce una crescita di conoscenza, di dialogo, di rapporto è fondamentale per avere la pace". Lo ha detto, ieri sera, l’arcivescovo di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, nell’omelia della Messa per i convegnisti del Sae nella chiesa dell’Istituto Filippin di Paderno del Grappa. Il presule ha ricordato come proprio ieri mattina un signore della sua diocesi gli diceva che i suoi nonni erano nati a pochi chilometri di distanza, ma uno in Italia, l’altro nell’Impero e, conoscendosi, allo scoppio della guerra si erano impegnati a non spararsi a vicenda e in qualche modo erano riusciti a non combattere sul fronte austro-italiano. Dunque, serve "conoscere, ma poi accogliere, soprattutto chi è nel bisogno", con "un’accoglienza che cerchi di capire i fenomeni epocali che stiamo vivendo (ad esempio, l’immigrazione), sproni chi di dovere a porvi rimedio per quanto è possibile, ma nel frattempo accolga e soccorra chi ha bisogno senza se e senza ma". (segue)” “” “

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