PAPA FRANCESCO A CASERTA: IL TESTO DEL DIALOGO CON I SACERDOTI (3)

Una domanda ha riguardato la spiritualità del prete diocesano. "Il sacerdote deve avere una contemplatività, una capacità di contemplazione sia verso Dio sia verso gli uomini. È un uomo che guarda, che riempie i suoi occhi e il suo cuore di questa contemplazione: con il Vangelo davanti a Dio, e con i problemi umani davanti agli uomini", ha risposta Francesco, che ha poi sottolineato l’importanza di avere "un rapporto con il vescovo e un rapporto con gli altri sacerdoti", ma se "entra la diplomazia non c’è lo Spirito del Signore, perché manca lo spirito di libertà. Bisogna avere il coraggio di dire ‘Io non la penso così, la penso diversamente’, e anche l’umiltà di accettare una correzione". La "gioia" è il segno di rapporti buoni, attenzione, invece, all’amarezza e alla rabbia. "Quando troviamo in una diocesi un sacerdote che vive così arrabbiato e con questa tensione, pensiamo: ma quest’uomo al mattino per colazione prende l’aceto. Poi, a pranzo, le verdure sott’aceto, e poi alla sera una bella spremuta di limone. Così la sua vita non va – ha affermato il Papa -, perché è l’immagine di una Chiesa degli arrabbiati. Invece la gioia è il segno che va bene. Uno può arrabbiarsi: è anche sano arrabbiarsi una volta. Ma lo stato di arrabbiamento non è del Signore e porta alla tristezza e alla disunione".

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