IRAQ: ACS, TRA I CRISTIANI IN FUGA C’È ANCHE CHI PENSA DI RIMANERE

Tra i cristiani in fuga dall’Iraq c’è anche chi pensa di rimanere. È il caso di Mohand, ventisei anni seminarista, la cui testimonianza è stata raccolta dalla Fondazione aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). "Gesù ha piantato il seme della fede in Medio Oriente – racconta – e io non voglio partire. Perché anche io appartengo a questa terra". Suo fratello, Karam, ha il serbatoio dell’auto sempre pieno cosicché, se la situazione dovesse precipitare, sarebbe pronto per fuggire con la famiglia, come sono stati costretti a fare in questi giorni i cristiani di Mosul, città controllata dai miliziani jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil). Tra le innumerevoli difficoltà affrontate dall’ormai modesta minoranza religiosa vi è anche la disoccupazione, dato che i migliori posti di lavoro sono riservati ai musulmani. La Chiesa irachena, però, non applica alcuna distinzione di credo nel donare assistenza ai tanti rifugiati che hanno abbandonato le proprie case in seguito all’avanzata di Isil. A Kirkuk la diocesi sostiene, infatti, più di 500 famiglie musulmane che, esattamente come quelle cristiane, ricevono i sacchetti alimentari preparati dai giovani cristiani e dalle religiose della diocesi.

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