MINORI NON ACCOMPAGNATI: AIBI, A MESSINA RISCHIA DI CHIUDERE "CASA MOSÈ"

Nell’ultimo week end, nel Canale di Sicilia sono state soccorse più di 5mila persone e fra loro molti minori non accompagnati e donne sole con bambini. Mentre prosegue l’emergenza umanitaria, Casa Mosè, centro di prima accoglienza per minori stranieri non accompagnati gestito da Amici dei bambini a Messina, rischia di chiudere. Inaugurata l’11 dicembre 2013, ha ospitato più di 70 minori in fuga dalla miseria e dalla guerra che qui hanno trovato prima accoglienza, in attesa di essere trasferiti in centri educativi per minori: assistenza, visite e cure mediche, nozioni linguistiche, partite di calcio, utilizzo dei social network, amicizia e ascolto. "Ora – spiegano da Aibi – tutto questo rischia di finire" perché "in sette mesi Casa Mosè non ha visto un euro di contributo da parte delle istituzioni. E questo a fronte di una spesa di circa 105mila euro. Nella gestione dell’accoglienza, così come lo stato italiano, anche Aibi è stata lasciata sola" e i fondi raccolti con la campagna "Bambini in alto mare" non bastano più. Perché, la domanda dell’associazione, "non si rendono subito disponibili le risorse del Fondo nazionale per i minorenni stranieri non accompagnati?". Dov’è l’Europa? "Quello che può fare l’Italia – afferma Christopher Hein, direttore del Cir – è pensare a rafforzare il gruppo dei Paesi dell’area del Mediterraneo che hanno interessi comuni".” “

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