CARDINALE PAROLIN: MESSA A POMPEI, "ESSERE LUCE PER IL MONDO" (2)

"Mettere in pratica la nostra fede", ha spiegato il card. Parolin, significa "amare il prossimo". È proprio qui "il cuore della nostra fede. È questa la rivoluzione portata da Gesù". L’amore vicendevole è "l’essenza stessa del suo insegnamento". Solo attraverso l’amore al fratello "rinasciamo a vita nuova". Parlando della cittadina mariana, il porporato ha osservato che il "nuova", che precede il nome proprio di Pompei, è "in rapporto al territorio della Valle desolata che si presentò agli occhi di un evangelizzatore come Bartolo Longo. Un laico, con esperienze di vita piuttosto difficili e tormentate, che vide in quella terra abbandonata e infestata da degrado e malavita, non un luogo al quale voltare le spalle, ma il punto di partenza per un ‘nuovo inizio’". C’era innanzitutto "una speranza da ricostruire. Bartolo Longo considerò necessario mettere in pratica la fede, ossia amare il prossimo, confidare nella Provvidenza e nella misericordia di Dio". A trovarsi al centro del progetto della "Nuova Pompei" fu così "la preghiera. I grani del Rosario, di cui fu instancabile propagatore, diventarono i veri e più saldi ‘mattoni’ per l’edificazione del Santuario, casa comune della fede e della speranza di un popolo nuovo. La fede vissuta, testimonia l’esperienza di Pompei, diventa la nostra forza, unisce e comprende tutte le nostre azioni e ci porta a Dio". (segue) 

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