LAMPEDUSA: MONS. MONTENEGRO (AGRIGENTO), ISOLA "DELLA CARITÀ ACCOGLIENTE"

"Nel Mediterraneo si continua a morire a causa della migrazione" e "gli ultimi numeri degli annegati sono davvero raccapriccianti, superano le 368 vittime del 3 ottobre, ma se ne fosse morto solo uno già sarebbe stato di troppo. Avverto tanta indifferenza e ciò è disgustosamente triste". Così parla monsignor Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, in un’intervista al settimanale diocesano "L’Amico del Popolo", un anno dopo il naufragio al largo di Lampedusa nel quale morirono 368 migranti. "La presenza di questi fratelli in diverse aree del nostro Paese, la loro dislocazione in diverse case di accoglienza – osserva -, ha contribuito notevolmente a creare, laddove non esistevano già, o a rafforzare i presidi della solidarietà; nelle nostre comunità parrocchiali si registrano dei segnali incoraggianti, segni positivi di accoglienza e prossimità. I poveri sono sacramento di Cristo, sono la sua carne, Papa Francesco lo ripete da tempo esortandoci a non prendere le distanze dalle piaghe di questa carne: no, non possiamo chiudere gli occhi, né voltarci dall’altro lato". A Lampedusa Papa Francesco ha compiuto il suo primo viaggio. Da allora, secondo il vescovo, è cambiata "la nostra opinione", e quell’isola che "nel nostro immaginario era assurta a luogo di disperazione, a sinonimo di sbarchi", ora ha "assunto un’altra connotazione che è quella della carità accogliente e della speranza".

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