MISSIONE: CAMMORANESI, QUEI 22 "MARTIRI" UN MONITO PER RIPARTIRE

"Quelle 22 morti non vanno dissipate nella dimenticanza della cronaca che brucia tutto come un grande inceneritore. Non devono essere un numero, una statistica, ma un monito per ripartire, consci che la missione comporta il rischio e che anche la pace può suscitare, paradossalmente, la guerra, quindi provocare una morte agghiacciante". Lo afferma Carlo Cammoranesi, in una nota per il Sir (clicca qui), commentando il rapporto di Fides che riporta la lista di ben 22 persone barbaramente uccise mentre svolgevano attività pastorale in proiezione missionaria. "Attori del bene", sottolinea Cammoranesi; per questo "la pastorale deve continuare con più energia, perché le opere missionarie lavorano senza far rumore e danno la vita", come ricorda il Papa. L’annuncio del Vangelo, prosegue l’editoriale, "è una cosa di molti, non di pochi. L’armonia nella Chiesa si raggiunge nell’accoglienza di una diversità" che "è di arricchimento. Mentre, al contrario, l’uniformità uccide la vita". Papa Francesco, fa notare Cammoranesi, "con il suo linguaggio fulmineo, esige un comportamento universalmente inconfondibile per la totalità delle persone. Chi uccide non ha coscienza, non ha forza, non ha talento, non sa che cosa significa partecipare alla vita di donne, uomini, bambini. Chi uccide ha già perso, e per sempre", mentre dal porsi "in mezzo a chi soffre e a chi ha bisogno" nasce "il germe di una nuova speranza, quella che non muore mai".

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