CARDINALE BAGNASCO: CULTURA DEL "NOI" PER DIRE NO A "OMOLOGAZIONI" (2)” “

Il "noi" capovolge anche "il modo di fare economia e finanza, politica e lavoro", ha spiegato il presidente della Cei, perché "non è più l’iperindividualismo a dettare legge; non sono più le logiche spietate di un mercato selvaggio a strangolare i senza volto, né il ghigno della solitudine che spaventa, ma il noi che non fa scarti umani e che non lascia ai bordi della strada nessun debole aggredito e spogliato dai briganti di turno". No, quindi ad "un io ipertrofico e un noi impoverito", sì invece al "noi" che "ispira la cultura dell’incontro e del dialogo, per cui ci si ascolta al fine di comprendersi senza finzioni". Tra le proposte, quella di "ripensare seriamente anche delle forme organiche di servizio civile, che siano delle tappe di vita e dei tirocini del noi". Alla base, quella "visione antropologica veramente umanistica per cui – anche per chi non crede – la persona non solo vive di relazioni ma è relazione; i diritti e i doveri restano tali e i desideri restano desideri; alle cose si riconosce la loro specifica natura, e le differenze vengono dichiarate per quello che sono con rispetto e senza smanie di omologazioni forzate o violente". "Nel nostro occidente – la denuncia – sembra di assistere ad uno strano paradosso: quanto più si parla di società e di bene comune, di rispetto e di diritti, tanto più si rivela arrogante il disegno oscuro di omologare tutto e tutti".” “

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