COGNOME DELLA MADRE: DI NICOLA, NON È SOLO UNA "GENTILE CONCESSIONE" (2)

"È vero che le possibili soluzioni al problema comportano un impegno burocratico significativo e qualche difficoltà in più in ordine alla ricostruzione della parentela", ammette Di Nicola. Tuttavia, "ogni famiglia che si forma sceglie il luogo di residenza, lo stile di vita, la città… non c’è ragione per cui non debba scegliere anche il cognome di famiglia". Secondo Di Nicola, "non sarebbero rari i casi in cui la scelta di comune accordo va a cadere sul cognome di lei, magari perché quello di lui è cacofonico oppure contiene evocazioni volgari…". Per alcune coppie, "può anche esserci il piacere di occultare un cognome che ha delle tare che potrebbero danneggiare i figli, per il fatto di ricordare l’appartenenza ad una stirpe ‘miserevole’ o per essere appartenuto ad un criminale, o richiamarlo per assonanza…". C’è, infine, "da prendere in considerazione il caso delle madri abbandonate dal marito, che hanno dovuto crescere in solitudine i figli e che li debbono chiamare e sentirli chiamare, giorno dopo giorno, col cognome dell’autore delle loro sofferenze". Senza contare che "i figli stessi potrebbero, nell’età adulta, confermare la scelta dei genitori o fare una scelta diversa". "Una certa elasticità in questa questione del cognome – conclude la sociologa – sarebbe un riconoscimento del primato della persona rispetto all’appartenenza ad una etnia, ad un clan, ad un casato".” “

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