ORRORE IN CALABRIA: CILAP, "BARBARIE SENZA RISPOSTE. IL SISTEMA NON FUNZIONA"

"Alla barbarie non c’è risposta e le parole non si trovano, anche volendole pronunciare. Quanto è accaduto al piccolo Nicola è la dimostrazione che il sistema Paese non funziona e a farne le spese sono i più deboli". Così Nicoletta Teodosi, presidente del Cilap–Collegamento italiano di lotta alla povertà commenta l’uccisione di un bambino di tre anni con un colpo di pistola alla nuca, dato alle fiamme insieme al nonno e alla compagna nella provincia di Cosenza. "La legge italiana dice che i bambini fino a tre anni possono vivere con le loro madri in carcere – ricorda Teodosi -. Dopo, ai bambini deve essere assicurata una collocazione nella famiglia di origine oppure in una casa famiglia o dato in affido familiare. Tutto sotto la tutela del Tribunale dei minori, dei Servizi sociali del carcere e dei Servizi sociali territoriali, ossia un sistema predisposto alla tutela del minore". Nel caso di Nicola, non ha funzionato questo sistema che avrebbe dovuto, per mandato costituzionale, proteggerlo. Teodosi ricorda che una famiglia che desidera prendere un minore in affidamento temporaneo viene sottoposta a colloqui di idoneità da parte dei servizi preposti, "invece in questo caso viene dato un bambino ad un pregiudicato. Quali garanzie può aver offerto?" Il Cilap punta il dito "sul sistema Paese perché le sue inefficienze si riscontrano maggiormente laddove ci sono situazioni di fragilità e a farne le spese sono sempre e solo le persone più deboli e indifese".

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