DIOCESI: VICENZA, L’8 FEBBRAIO APERTURA PROCESSO BEATIFICAZIONE BERTILLA ANTONIAZZI

"La mia vocazione è quella di fare l’ammalata e non ho tempo di pensare ad altre cose": morire a vent’anni, con il sorriso sulle labbra. Nonostante la sofferenza fisica e una vita passata quasi sempre a letto, in un continuo "entra ed esci" dall’ospedale. Sabato 8 febbraio, a pochi giorni dalla Giornata del malato (11 febbraio), il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, apre all’ospedale civile il processo diocesano di beatificazione di Bertilla Antoniazzi, la giovane vicentina che, morta nel 1964, ha saputo trasformare il suo capezzale in una scuola di speranza per le compagne di ricovero, i medici e le infermiere. Per l’occasione, esce, per i tipi della Nuova Editrice Berti-Il Nuovo Giornale, un libretto a lei dedicato della collana "I santi in tasca", a firma di Barbara Sartori e con illustrazioni di Renato Vermi. Ottava di nove figli, nata nel 1944 a San Pietro Mussolino, nella valle del Chiampo, Bertilla soffriva sin da bambina di una grave patologia cardiaca. A 13 anni inizia a tracciarsi una piccola via spirituale, fatta di "fioretti" da compiere giorno per giorno. Prega per le missioni, per chi è lontano da Dio, per il Papa. Al cugino Aldo, malato di sclerosi multipla, scrive: "Ti esorto di non lasciar andare perduto un solo momento della tua sofferenza, senza averla posta nelle mani di Gesù. Vedrai che Egli ti darà ogni aiuto". 

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