DISCONNESSIONI/2: NELLA COSTRUZIONE DELL’INFELICITÀ UN TALENTO SPRECATO

Gentili lettori,
con l’aiuto di Marco Testi, al quale abbiamo chiesto di vestire i panni del "critico militante" prosegue questo nostro viaggio nelle letture "sbagliate". Un nostro piccolo gioco intellettuale, nella stagione in cui tutti vogliono suggerirci il libro "giusto" per l’estate. Noi, invece, proviamo a indicarvi quello "sbagliato", al quale converrà accostarsi con cautela e con una buona dose di vigilanza critica. Buona lettura. (Domenico Delle Foglie)

I personaggi di Michel Houellebecq sono in lotta permanente con due cose: l’insensatezza dell’esistenza e l’imbecillità umana. Una sorta di coazione a ripetere li costringe a fare i conti con l’assoluta negazione di qualsivoglia giustificazione della vita. Fedele a uno dei padri nobili, il Flaubert vittima di una vera e propria nevrosi contro la stupidità umana, Houellebecq riesce a percorrere con naturalezza sentieri profondi da cui gran parte degli altri scrittori rifuggono. Ma il suo limite è questo: poiché il proprio bersaglio polemico, l’individualismo, è ormai vittorioso ovunque, la battaglia è persa, la bramosia del possesso e il desiderio smodato hanno preso il posto delle speranze, sia quelle laiche che religiose.

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