SUD SUDAN: VESCOVO DI TAMBURA, "LA PRESENZA MILITARE NON È LA SOLUZIONE" (2)

Per accrescere il livello di sicurezza, la regione in cui si trova la diocesi di Tambura-Yambio è stata posta da tempo sotto il controllo degli eserciti ugandese e sudsudanese, e dei contingenti statunitensi e dell’Unione africana. "I nostri politici hanno riposto molta fiducia nei militari, ma finora la loro presenza si è rivelata inutile". A due anni esatti dall’indipendenza – ottenuta 9 luglio 2011 in seguito ad un referendum popolare – il Sud Sudan paga ancora le conseguenze della lunga e dilaniante guerra civile con il Nord a maggioranza musulmana, durata dal 1983 al 2005, che è costata la vita a oltre 2 milioni di persone e che ha costretto centinaia di migliaia di cittadini ad abbandonare le proprie case. Qui il tasso di analfabetismo supera l’80% della popolazione e quello della mortalità infantile è tra il 30 ed il 40%. "Abbiamo ancora molto lavoro dinanzi a noi", dichiara il vescovo: "Dobbiamo costruire la nostra nazione e guarire le ferite del nostro doloroso passato e presente". Monsignor Hiiboro denuncia anche l’assenza di organizzazione della classe politica che "dovrebbe impegnarsi maggiormente nel dialogo per la pace". La Chiesa riveste un ruolo fondamentale in questo lungo e difficile processo, spingendo per una pacificazione attraverso i canali diplomatici e educando i sud sudanesi alla riconciliazione.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Archivio

Informativa sulla Privacy