DISOCCUPAZIONE GIOVANILE: SALVAGNIN, "AGEVOLARE I VOLENTEROSI"

"La disoccupazione giovanile sta toccando livelli drammatici, i numeri dicono che moltissimi ragazzi non trovano uno straccio di lavoro, e molti di questi sono addirittura demotivati, non lo cercano più", ma "si può sommessamente affermare che una fetta di questi giovani è volontariamente e serenamente disoccupata?". Pone la domanda in un editoriale del Sir (clicca qui) Nicola Salvagnin. Dopo una carrellata di esempi in cui ci sono lavori, ma non giovani disposti a farli, Salvagnin ammette che "la cosa più stupida, in questo caso, è fare di ogni erba un fascio. Ci sono fior di giovani che fanno finti stage a paghe irrisorie e tanto lavoro senza prospettiva; c’è chi corre ai mille all’ora per guadagnare a fatica ciò che gli permette di vivere; c’è chi andrebbe in Libia a spalare sabbia del deserto, pur di iniziare a lavorare". Eppure, aggiunge l’editorialista, "non è nemmeno vero che i bamboccioni o gli schizzinosi siano qualche decina e basta. Sono molti ma molti di più: vuoi perché non hanno reale bisogno di lavorare; vuoi perché preferiscono attendere il ‘loro’ lavoro e molti mestieri puzzano di fatica e di scarsa gratificazione. Vuoi per tutte queste ragioni messe assieme, più altre ancora". Ma, conclude, "la realtà è anche questa. Quindi si agevolino con ogni mezzo possibile i volonterosi ad entrare nel mercato del lavoro; gli altri, nemmeno ci pensano".

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