PAPA ALLA DIOCESI DI ROMA: ALICI (FILOSOFO), NON È "FOLKLORE ARGENTINO" (2)

"Il nostro è un tempo che odora di morte", commenta Alici: "Non possiamo rimanere insensibili alla disperazione, perché quando la miseria è abissale, nessuno può uscirne da solo". Il Papa, scattando una fotografia della città di Roma, secondo il filosofo, "mette in guardia contro l’indifferenza, tema molto caro anche a Benedetto XVI. L’indifferenza è un altro modo di dire relativismo: è l’indifferenza alle differenze. Per questo è importante riportare al centro dell’annuncio anche la cultura: l’invito di Papa Francesco è a tutto campo, perché anche a livello intellettuale bisogna far capire che la persona umana non può rassegnarsi all’indifferenza. A pensare che la vita e la morte, il bello e il brutto, il maschile e il femminile, la persona e la natura, siano identici". Quanto ai preti come "pastori, non pettinatori di pecore", Alici fa notare che "la comunione non s’instaura per decreto, e tutte le scelte di Papa Francesco – a cominciare da quella del luogo in cui ha scelto di andare a vivere – vanno in questa direzione: il soggetto dell’evangelizzazione è la comunità, non sono degli agenti specializzati". All’interno della Chiesa, il Papa "sta indicando alcuni eccessi che devono essere evitati: il primo, che già Rosmini denunciava nelle sue ‘Cinque piaghe’, è la separazione tra clero e popolo, che oggi è diventata anche separazione del clero al proprio interno".

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Archivio

Informativa sulla Privacy