CARITAS DEL MEDITERRANEO: IN LIBIA È ANCORA CAOS, IN ARRIVO NUOVI FLUSSI (2)

In Libia, ha precisato Forti, "si parla di 3000 persone morte in mare lo scorso anno, una cifra molto più alta di quelle ufficiali". Intanto le scorse settimane il governo italiano ha stipulato un accordo con il governo di transizione libico "di cui, come al solito, non si sa niente": "Ci risulta però che nei giorni scorsi tre imbarcazioni sono state bloccate dalle forze libiche e riportate in Libia". Altre fonti parlano di cinque/seimila libici – soprattutto donne e bambini, molti provenienti da Misurata – che vivono in due campi a Tripoli e Janzour, per tentare di sfuggire alle vendette e ritorsioni dopo la caduta di Gheddafi. Lampedusa resta il porto più appetibile per gli sbarchi, ma anche le coste sarde. "Il Governo di transizione in Libia non riesce a gestire i flussi migratori – ha detto Forti –. Anche se non si tratterà di un esodo di massa come l’anno scorso con la primavera araba, il fenomeno metterà in crisi il sistema di accoglienza italiano già saturo, con 21 mila profughi dal Nord Africa ancora sul territorio perché hanno ricevuto il diniego alla richiesta di asilo". Per questo la Caritas italiana e la rete delle Caritas diocesane – che accolgono circa 3000 profughi – chiedono alle istituzioni un permesso temporaneo per motivi umanitari per i profughi accolti all’interno del Piano nazionale Emergenza Nord Africa: "Bisogna liberare posti per poter accogliere la nuova ondata".

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