MONS. CROCIATA: "LA PERDITA DEL TIMORE DI DIO È LA PERDITA DEL SENSO DELL’UOMO" (2)

Il "cuore del celebrare", in questa prospettiva, è dunque il "timore di Dio", che "è uno dei sette doni dello Spirito e che non ha nulla a che fare con la paura, è il senso della inarrivabilità e della inafferrabilità di Dio proprio in mezzo e dentro l’esperienza della sua vicinanza, e immanenza, e perfino intimità". "Non c’è vera intimità di Dio con noi e di noi con lui – ha ammonito Crociata – senza l’umile coscienza credente della distanza incolmabile che ci separa da lui. Dio può essere veramente intimo a noi come Dio, cioè come totalmente altro. Sta qui il paradosso della fede". In questo senso, "c’è una perfetta specularità tra ateismo e banalizzazione di Dio; l’uno e l’altra tolgono a Dio una dimensione costitutiva, o la capacità e libertà di venirci incontro a salvarci, o, al contrario, la sua divinità". In questo "paradossale congiungimento di trascendenza e intimità", secondo il segretario generale della Cei, "sta la verità della fede e del culto e della preghiera": "senso della fede e senso di Dio sono l’anima del celebrare e di ogni stare alla presenza di Dio". Mons. Crociata ha messo in guardia, infine, dalla "banalizzazione di Dio che produce una sorta di insensibilità spirituale" per cui Dio diventa "un nome vuoto", e "tutto si riduce a parole e gesti senza anima", ad "una convivenza in cui la dimensione religiosa copre un sistema di rapporti ingiusti".

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