ELUANA ENGLARO: SPAGNOLO (CATTOLICA), "CENTRALE LA RELAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE"

Nelle questioni del fine-vita, "rimane centrale la relazione tra medico e paziente", e vanno rivalutate le indicazioni già presenti nel Codice deontologico dei medici, "sottovalutate perché in Italia non hanno valore giuridico, rispetto ad altri Paesi". Ad un anno dalla morte di Eluana Englaro, a "fare il punto" sul dibattito in corso è Antonio Spagnolo, presidente dell’Istituto di bioetica dell’Università Cattolica di Roma. "Il tentativo di limitare la ‘creatività’ dei magistrati è un’iniziativa senz’altro opportuna – spiega al Sir il bioeticista – soprattutto per evitare, come di fatto è accaduto con Eluana, interpretazioni che interrompano la vita di una persona sottraendo ad essa l’alimentazione e l’idratazione". Se, però, "è corretto limitare le interpretazioni arbitrarie", riguardo al ddl sul fine-vita – argomenta Spagnolo – "occorre chiedersi quale sia il modo migliore per raggiungere tale obiettivo: se un articolato molto dettagliato, o un ddl di ampio respiro molto chiaro su alcuni punti", come il divieto dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico, ma anche "la definizione di stato vegetativo e di molte altre situazioni simili". Spagnolo considera preferibile la seconda opzione, in primo luogo perché – spiega – "la casistica del fine-vita è talmente vasta che in un testo di legge non si potrebbero contemplare tutte le eventualità e i casi singoli".

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