ELUANA ENGLARO: RICCI SINDONI (FILOSOFA), SERVE UNA "UMANIZZAZIONE" DEL FINE-VITA

"Eluana è ancora viva, nel ricordo e nella memoria collettiva, come una persona molto malata in qualche modo sopraffatta da decisioni che sono state prese sopra la su testa". Con queste parole Paola Ricci Sindoni, docente di filosofia Morale all’Università di Messina, ricorda la giovane donna di Lecco in stato vegetativo persistente, morta un anno fa. Eluana "simbolo della libertà individuale"? "Non so come si possa parlare di libertà – risponde la filosofa al Sir – a fronte di una persona malata con una soglia di coscienza minimale. Bisogna parlare di un valore più alto, che è quello del rispetto, dell’attenzione, della cura: come quelli testimoniati dalle suore che hanno accudito Eluana, e che sono ancora negli occhi di tutti, al di là delle strumentalizzazioni che si sono fatte attorno a questa triste vicenda". Quanto al dibattito in corso sul testamento biologico, Ricci Sindoni commenta: "Quando una vita umana ha come solo criterio la libertà di avere tutti i diritti, è difficile trovare un punto di incontro con chi ritiene che la vita sia un bene comunque da custodire sempre, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità. Qualunque legge si faccia, è difficile che possa tener conto di questi dei poli estremi". Ciò che serve è "una maggiore umanizzazione del fine-vita, all’insegna del primato della relazione tra il malato e tutti gli altri soggetti coinvolti".

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