SANITÀ: MONS. CROCIATA (CEI), PIÙ "STABILITÀ" PER LE STRUTTURE DI ISPIRAZIONE CRISTIANA (2)

"Fare rete tra noi – ha chiarito mons. Crociata – significa amare la Chiesa e, attraverso di essa, partecipare alla redenzione del mondo della malattia e della sofferenza con il nostro impegno. Per questo, vi invito a vigilare affinché non si smarrisca mai la consapevolezza del legame che ciascuna realtà ha con la missione della Chiesa". "Non crediate, nell’attuale complessità, di poter esprimere da soli un modello di presa in carico globale – ha aggiunto -, ma cercate sinergie per garantire la continuità assistenziale. Non isolatevi nell’illusione di un’autosufficienza di corto respiro. Ciascuna di queste derive equivale di fatto a impoverire la forza redentrice del gesto di cura e mette a rischio anche la prosecuzione dell’attività della istituzione sanitaria che ciascuno di voi dirige". Concretamente, e ad ogni livello, la comunione ecclesiale "si esprime nel rapporto con i vescovi". Di qui la necessità che l’Aris, essendo una associazione di rilievo nazionale, "agisca, ai sensi del diritto canonico, sotto la vigilanza della Cei, ponendosi a servizio della costruzione di un percorso di comunione". A livello regionale, "è importante il riferimento di tutte le strutture alle Conferenze episcopali regionali" e a livello locale è "vitale la comunione con la Chiesa particolare in cui si opera e che è rappresentata dal vescovo diocesano".

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