PRETI E CARCERE: MONS. CANIATO, "IN OGNI UOMO C’È SEMPRE UNA FIAMMELLA"

"Non un tempo di programmazione di attività pastorale, bensì un’occasione per rinnovare la nostra vita personale e sacerdotale e poter poi offrire una testimonianza evangelica più intensa e credibile nella realtà del carcere". Mons. Giorgio Caniato, ispettore generale dei cappellani del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sintetizza in questi termini al SIR il senso del Consiglio pastorale nazionale dei cappellani delle carceri che si è chiuso oggi a Roma. "Anno sacerdotale: prete in carcere" il tema dell’incontro che ha visto la partecipazione dei 16 delegati regionali, dei 16 cappellani nominati dall’ispettore stesso, e di diversi esperti. "Il carcere – spiega -è una struttura dello Stato laico; poiché questo riconosce ai detenuti il diritto alla pratica religiosa chiede ai ministri di culto di entrarvi a svolgere la propria attività pastorale. La Chiesa cattolica svolge anche in questo ambiente ristretto il proprio compito di evangelizzazione; per questo l’atteggiamento del cappellano non può che essere quello di Gesù, venuto per ogni uomo". Mons. Caniato dice che oltre ai detenuti, italiani e stranieri, i cappellani si mettono a disposizione anche degli agenti di custodia, dei funzionari, dei medici e degli educatori. "Non facciamo opera di assistenza – tiene a precisare – ma tentiamo di offrire una testimonianza evangelica portando un annuncio di salvezza". (segue)

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