CASO COGNE: FABRIS (FILOSOFO), "NON TUTTO PUÒ ESSERE SPETTACOLARIZZATO"

"Bisogna iniziare a comprendere che non tutto può essere fatto oggetto di spettacolo". Questo il "monito per il futuro" che scaturisce dalla vicenda di Cogne: ne è convinto Adriano Fabris, docente di filosofia morale all’Università di Pisa. "E’ necessario recuperare il senso del pudore", dice il filosofo al Sir, nel giorno cui è stata depositata la sentenza della Cassazione, che ha confermato la condanna a sedici anni di reclusione nei confronti di Anna Maria Franzoni, colpevole di aver ucciso con "razionale lucidità" il figlio Samuele, di 3 anni e 2 mesi, la mattina del 30 gennaio del 2002, nella sua casa di Cogne. A proposito delle foto (e delle immagini tv) di Anna Maria Franzoni che campeggiano ancora una volta sulle prime pagine dei giornali, Fabris osserva che "ciò che più rischia di essere dimenticato dal ‘giro’ mediatico è la morte di Samuele, di cui non parla più nessuno". Tra le motivazioni della sentenza, si legge che "l’interesse mediatico, spontaneo e scientemente indotto, non si è mai risolto in un decremento delle facoltà difensive della Franzoni, ma piuttosto, nel suo contrario, ampliandone gli spazi di garanzia". Anche Anna Maria Franzoni, che "ha deciso di spettacolarizzare la sua difesa – commenta a questo proposito Fabris – si è resa poi conto che non reggeva, non era questo il modo giusto di affrontare la vicenda". (segue)

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Archivio

Informativa sulla Privacy