CASO COGNE: ANDRIA (MAGISTRATO), NO "ALLA BANALIZZAZIONE DEL DOLORE" (3)

Il caso di Cogne, insomma, per il magistrato, è "un episodio che grida vendetta per come è stato gestito dai mass media e da chi si è prestato all’operazione di spettacolarizzazione dei mass media". Che poi significa "anche banalizzazione della percezione del dolore da parte del pubblico: il dolore che diventa spettacolo perde la sua consistenza reale e non è più capace di suscitare emozioni vere, ma soltanto curiosità e morbosità". Se oggi "la gente non si emoziona più di fronte al dolore, soprattutto i giovani, la televisione non dico che dovrebbe avere un ruolo necessariamente educativo, ma per lo meno non distruttivo della capacità di emozionarsi delle persone". Anche negli anni Cinquanta c’erano casi giudiziari eclatanti che dividevano l’Italia tra innocentisti e colpevolisti, ma "allora le storie erano veicolate attraverso la carta stampata. Con l’esposizione televisiva, si è vista un’informazione spudorata e che è andata oltre il limite della decenza". Normale allora l’insofferenza verso la stampa, mostrata ieri sera al momento dell’arresto dagli abitanti di Ripoli Santa Cristina? "In effetti – risponde Andria – se i media sono stati anche usati dai diretti interessati, inevitabilmente al momento drammatico dell’arresto erano presenti giornalisti e fotografi".

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