COMUNICAZIONE: URBANIANA, IN AFRICA, ASIA E AMERICA LATINA “COMUNICARE È VITA” (2)

In Etiopia, ha raccontato suor Maria Graca Almeida, comboniana, c’è un controllo forte dei media da parte del governo. “Dobbiamo evitare la visione dell’Africa vista dall’Occidente – ha affermato suor Almeida, che sta lavorando alla creazione di un network di siti in vari Paesi per valorizzare l’informazione locale (www.combonifem.it) -, e vogliamo creare le condizioni per cui ognuno parli per sé e l’intervistato diventi il protagonista”. In Sud Sudan, dopo 21 anni di conflitto, la comunicazione “può trasformare la vita e tessere la pace”, come sottolineato da suor Paola Moggi, impegnata nella creazione di una rete di 8 radio cattoliche nelle 7 diocesi. Anche in America Latina i mezzi di comunicazione “non raggiungono le masse – ha spiegato Maria Teresa Lerner, dell’Università di Buenos Aires -, quindi c’è una urgente necessità della popolazione che vive in zone marginali di comunicare”. Nella città di Chamical in Argentina Lerner sta coordinando un corso di formazione, in zone rurali, di docenti in lettura e scrittura, che ha portato alla creazione di un piccolo giornale locale “Abriendo huellas” (Aprendo sentieri). In Asia, ha sottolineato p.Jacob Srampickal, della Pontificia Università Gregoriana, “i comunicatori cristiani devono promuovere la pace, la giustizia, la promozione della donna e delle minoranze, in dialogo con altre religioni e culture”.

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