LIBANO: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana.” “” ” Nel grande groviglio della Terrasanta e del Medio Oriente il Libano da sempre è il punto più sensibile. Mosaico di religioni e di etnie il Paese dei Cedri è da sempre la cartina di tornasole di un equilibrio instabile, di cui è evidente spia l’impossibilità che si protrae da mesi di eleggere un nuovo presidente della Repubblica. La guerra di cui il Libano era stato teatro nell’estate scorsa è temporaneamente sospesa: ma le forze Onu garantiscono solo una tregua nel nuovo conflitto strategico, quello tra Israele ed Iran per milizie sciite filo-iraniane interposte. Guardando probabilmente ad una ripresa delle ostilità con Israele queste ultime hanno nei giorni scorsi alterato il precario equilibrio interno libanese, colpendo gli interessi sunniti e drusi. Allo stallo dell’iniziativa politica, hanno fatto seguito, dapprima, la violenza verbale e poi gli scontri armati, con numerosi morti e feriti, ha osservato Benedetto XVI, con profonda preoccupazione. La crisi sembra ora sterilizzata, grazie al ruolo di garanzia che l’esercito ha saputo giocare. Ma tutto è precario, come non ha mancato di sottolineare il Papa, il giorno di Pentecoste: "Anche se, nelle ultime ore, la tensione si è allentata, ritengo oggi doveroso esortare i libanesi ad abbandonare ogni logica di contrapposizione aggressiva, che porterebbe il loro caro Paese verso l’irreparabile". Il rischio della ripresa della guerra civile, che poi è la guerra tra le potenze regionali che si materializza nel puzzle libanese è un’eventualità molto concreta.” “Come trovare delle prospettive? La risposta del Papa è quella costantemente proposta non solo dalla diplomazia vaticana, ma dal senso comune: "Il dialogo, la mutua comprensione e la ricerca del ragionevole compromesso sono l’unica via che può restituire al Libano le sue istituzioni e alla popolazione la sicurezza necessaria per una vita quotidiana dignitosa e ricca di speranza nel domani". L’immagine evocata è quella positiva della vocazione propria del Libano "di essere, per il Medio Oriente e per il mondo intero, segno della reale possibilità di pacifica e costruttiva convivenza tra gli uomini". Proprio perché articolato in diverse comunità, tra loro legate da un complesso gioco di equilibri consuetudinari, può giocare un ruolo fondamentale, come modello possibile di collaborazione tra diversi.” “Questo equilibrio è oggi alla prova: deve essere tutelato come un bene prezioso per tutta la comunità internazionale, alle prese con il generoso tentativo di dare concretezza al nuovo processo di pace delineato ad Annapolis. E questo vale ancora di più per i cristiani libanesi, purtroppo in questo momento divisi quanto a strategie politiche. I cristiani sono i più tentati oggi dalla prospettiva dell’emigrazione in Europa e nelle Americhe. Ma la loro diaspora aggiungerebbe dramma al dramma: una prospettiva da scongiurare ad ogni costo.

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