LIBANO: MONS. DAHDAH (VICARIO BEIRUT), "NON C’È PIÙ SPAZIO PER INGERENZE ESTERNE"

"Bisogna andare alla radice dei problemi del Libano ed estirpare l’erba cattiva. Non c’è più spazio per ingerenze esterne ma solo per il bene di questa terra e del suo popolo. La speranza è solo nel dialogo. Le armi non risolvono nulla". Così mons. Paul Dahdah, vicario apostolico di Beirut per i Latini commenta, in un’intervista al Sir, la crisi in atto in Libano e il tentativo di mediazione della Lega Araba, il cui segretario Amr Mussa è atteso domani a Beirut. "Un Libano pacificato – afferma l’arcivescovo – fa paura a tanti in Medio Oriente e, per questo, è sempre stato al centro degli interessi di potenze regionali e internazionali. Ma questo Paese deve continuare ad essere un laboratorio di convivenza politica e religiosa come ha ricordato il Papa domenica scorsa. Il Libano è tra tutti i Paesi mediorientali l’unico dove ci sia ancora un pò di libertà di espressione e di religione, di democrazia". Davanti alla divisione politica dei cristiani, una parte sostiene il governo filo-occidentale del premier Siniora, un’altra i filo-siriani di Hezbollah, mons. Dahdah ribadisce che "non spetta alla Chiesa dare giudizi o schierarsi. L’importante è che non si arrivi all’uso delle armi ma si dialoghi. Come Chiesa dobbiamo proporre l’urgenza di lavorare per il bene comune del Paese. E su questo che ci si deve misurare, non sulle armi".

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