L’OSSERVATORE ROMANO: MAFFEIS, LA "TEOLOGIA CONFESSANTE" DI KARL BARTH

"Una delle ragioni della vastità dell’influenza esercitata da Barth" è il rigore con cui "ha indicato la confessione di fede come elemento essenziale della vita della Chiesa e come fondamento della riflessione teologica". Ad affermarlo sull’Osservatore Romano di oggi è Angelo Maffeis, alla vigilia del 40° anniversario della morte, il 10 dicembre 1968, del teologo protestante Karl Barth. "La sua – prosegue Maffeis – è stata una teologia confessante prima che confessionale" ed egli "non ha risparmiato la critica a un protestantesimo ridotto a fatto storico e patrimonio culturale"; e, "per converso, di fronte al movimento suscitato dal Vaticano II, ha saputo riconoscere nella Chiesa cattolica la presenza di un dinamismo spirituale orientato in senso autenticamente evangelico". Per Barth, "la fede mette in moto un movimento del pensiero" orientato verso "l’intelligenza della propria verità", e come la fede, "anche la teologia vive esclusivamente della verità che viene all’uomo da Dio". "Il rigore inflessibile con cui ha perseguito il suo progetto teologico presenta naturalmente, come ogni impresa umana, limiti e unilateralità"; nonostante ciò, conclude Maffeis, Barth "rimane un teologo che, anche quando non è possibile concordare con la visione proposta, costringe il lettore a pensare la questione nella sua profondità ultima".” “

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