ORISSA: L’IMPEGNO DELLE AUTORITÀ APRE ALLA SPERANZA DI UN NATALE DI PACE

"Non celebrazioni sfarzose, ma almeno che la nostra gente possa tornare nei villaggi e riprendere una vita normale. Questo speriamo succeda in Orissa". La speranza di mons. Raphael Cheenath, alla guida dell’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneshwar, come quella dei cristiani dello stato orientale indiano di Orissa, si è riaccesa dopo il veto posto lunedì dal primo ministro del governo locale, Naveen Patnaik, a ogni manifestazione anticristiana nel periodo natalizio. "Un Natale di pace? Dobbiamo solo aspettare e sperare che sia così. Finora abbiamo sentito molte rassicurazioni, adesso abbiamo bisogno di fatti", ha comunicato ancora il prelato, nella cui diocesi si trova il distretto di Kandhamal, quello più colpito dalle violenze iniziate il 24 agosto e dove si concentrano la maggioranza delle 59 vittime e dei circa 25mila tribali e fuoricasta ancora in fuga da aggressioni e intimidazioni. Qui i gruppi indù radicali avevano annunciato una serrata per il 25 dicembre per impedire le celebrazioni natalizie se entro il 15 le autorità non avessero arrestato i responsabili dell’assassinio di Laxmanananda Saraswati, personalità a capo del movimento di riconversione dei tribali cristiani all’induismo. I suoi seguaci hanno sempre rifiutato la rivendicazione dell’omicidio da parte dei guerriglieri maoisti, continuando a incolpare "missionari cristiani" a caccia di conversioni.

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