CASO ENGLARO: OLIVETTI (COSTITUZIONALISTA), "UN FORMALISMO CHE UCCIDE"

"Alla fine di questa complessa vicenda giudiziaria, la Cassazione a Sezioni Unite riscopre quel formalismo che la sua I sezione aveva avventatamente abbandonato lo scorso anno (soprattutto circa l’accertamento della volontà della paziente) e condanna Eluana Englaro a morire". E’ il giudizio di Marco Olivetti, docente di diritto costituzionale all’Università di Foggia, in merito alla sentenza della Cassazione sul caso Englaro. In una nota "on line" su old.agensir.it, l’esperto ripercorre le tre motivazioni principali della sentenza n. 27145 del 2008: in primo luogo, il "consenso informato", che per Olivetti ti non può essere applicato nei casi di "trattamenti la cui mancata prestazione comporti la conseguenza immediata e sicura della morte del paziente". Quanto al secondo argomento della Cassazione, che qualifica come "trattamenti sanitari" l’alimentazione e l’idratazione, Olivetti obietta che ciò è possibile "solo muovendo dall’idea che l’essere umano che si trova in stato vegetativo permanente non sia pienamente persona". Ma il vero e proprio "monstruum" dal punto di vita giuridico è il terzo argomento, cioè il fatto che – spiega Olivetti – "si ricostruisce una volontà presunta in base ad elementi opinabili e difficili da provare. In tal modo si finisce per dare la parola decisiva alle persone che circondano il malato e alla loro visione del mondo, che essi proiettano sul paziente".

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