UNGHERIA: ABATE VÁRSZEGI, “UNA CHIESA DI MARTIRI E NON DI COLLABORATORI”

“Quelli che accusano la Chiesa si sbagliano quando prendono in considerazione solo la gerarchia, perché la Chiesa di Cristo sono anche tutti i fedeli”: lo ha detto sabato scorso Asztrik Várszegi, abate benedettino di Pannonhalma (Ungheria) e storico della Chiesa, nel programma ungherese della Radio Vaticana, a proposito dei preti che hanno collaborato con i regimi comunisti. “Per i capi religiosi – ha aggiunto l’abate Várszegi – è stato difficilissimo servire gli obiettivi veri della Chiesa, perché i loro ambienti erano pieni di manipolatori. Siamo fieri dei nostri santi ed eroi, che hanno sofferto in silenzio, e chiediamo perdono per quelli che sono stati ricattati e costretti a cooperare con il sistema”. Várszegi ha ricordato che “c’è una nuova generazione ora, con una coscienza storica pulita, che vuole svelare il passato". L’abate in una intervista sull’ultimo numero di “Inside The Vatican” definisce quella d’Ungheria una “Chiesa di martiri e non di collaboratori” e aggiunge che “il vero problema non è trovare i colpevoli ma capire cosa è successo davvero. Il comunismo rendeva malate le anime umane. Di questa malattia soffrono ancora le società dell’Est europeo. Nostro compito storico è chiarire il passato per vivere un futuro più degno”.

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