GIOVANNI PAOLO II: LA LODE A DIO È IL “RESPIRO DELL’ANIMA”

La lode a Dio “è una sorta di respiro dell’anima, che non conosce sosta”. Ne è una prova il Salmo 150, l’ultimo salmo del Salterio: un “vero e proprio Amen nella preghiera di sempre dei nostri fratelli maggiori”, lo ha definito oggi il Papa, commentandolo nel corso della consueta udienza settimanale. “La parola finale che risuona nel libro della preghiera di Israele è l’alleluia, cioè la pura lode di Dio e per questo il Salmo viene riproposto due volte nella Liturgia delle Lodi, la seconda e la quarta domenica”, ha sottolineato Giovanni Paolo II, aggiungendo che il Salmo 150 “è scandito da un rincorrersi di dieci imperativi che ripetono la stessa parola: ‘lodate!'”. “Musica e canto perenne”, per il Papa, in cui “la lode a Dio diventa una sorta di respiro dell’anima, che non conosce sosta”. Citando l’ultimo verso del salmo, Giovanni Paolo II ha sottolineato che i “viventi” che lodano Dio rimandano a “qualcosa di intimo e profondo, insito nell’uomo”: se “tutta la vita del creato” è “un inno di lode al Creatore”, ha infatti precisato il Papa, “una posizione di primato” viene riservata “alla creatura umana. Attraverso l’essere umano, portavoce dell’intera creazione, tutti i viventi – ha concluso Giovanni Paolo II – lodano il Signore. Il nostro respiro di vita, che dice anche autocoscienza, consapevolezza e libertà, diventa canto e preghiera di tutta la vita che pulsa nell’universo”.

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