SANTA SEDE: RESO NOTO IL “MOTU PROPRIO” DI GIOVANNI PAOLO II SULLE “OFFESE” DEI SACERDOTI CONTRO I SACRAMENTI (2)

Offese gravi (“delicta”) al sacramento della penitenza, prosegue il documento della Congregazione per dottrina della fede, sono: “Dare l’assoluzione a chi si sia reso complice di un peccato contro il sesto comandamento; sollecitare in occasione, nel momento o con il pretesto della confessione, di peccare contro il sesto comandamento; violare direttamente il segreto della confessione” (il sesto comandamento: “Non commettere atti impuri”, non commettere adulterio, ndr.). Delitto contro i costumi riservato alla giurisdizione esclusiva del tribunale della Congregazione per la dottrina della fede è la pedofilia: “Il peccato contro il sesto comandamento commesso tra un minore di diciotto anni e un sacerdote”. Il termine della prescrizione per tutti i delitti elencati, precisa la Congregazione, è di dieci anni, tranne che per la pedofilia: la prescrizione decorre dal diciottesimo anno d’età del minore. A seguito di tali norme emanate dalla Congregazione per la dottrina delle fede su incarico del Papa, qualsiasi vescovo o superiore di ordine e congregazione religiosa venga a conoscenza di tali offese o delitti commessi da sacerdoti è tenuto a “compiere delle indagini” e inviare gli atti alla Congregazione.

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