CASE CHIUSE: DON V.ALBANESI (CNCA), “LA VOLGARITÀ E L’IPOCRISIA NON HANNO PIÙ LIMITI”

“La prostituzione va combattuta perché è uno scambio che non rispetta la dignità delle persone. Quella stessa dignità che impedisce altri contratti ritenuti “turpi”: la bigamia, ad esempio, la compravendita di un bambino per una coppia sterile, la cessione di un organo a scopo lucrativo”. Risponde così don Vinicio Albanesi, presidente coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca), alla ventilata ipotesi del premier Berlusconi di “riaprire le case chiuse”.” “A riguardo, afferma don Albanesi in un comunicato diffuso ieri sera, le tesi sono due. La prima “sostiene che dal momento che la prostituzione in sé non è reato tanto vale organizzarne l’esercizio”, come accade già in Olanda e Germania, con “case chiuse, cooperative, quartieri a luce rosse, vetrine”. La seconda, “molto minoritaria”, sostiene che la prostituzione “è un mercato turpe da combattere: non solo sul versante delle donne e uomini che si prostituiscono, ma anche sul versante dei clienti. Un mercato non da regolamentare ma da combattere”. Secondo il presidente del Cnca in Italia sembra prevalente la prima tesi: “tanto vale – afferma – assumersene con coraggio le conseguenze”.” “”Si assiste – continua don Albanesi – alla contraddizione di un vasto permissivismo culturale e a repressioni per la tutela dei propri territori”. “Il sospetto – conclude – è che permanga, nella sottocultura che definisce la prostituzione l’arte “più antica del mondo”, un forte contenuto possessivo, per cui il padrone (uomo o donna) possa “comperare” anche le prestazioni sessuali. L’ipocrisia recente mette insieme sostegno alle famiglie regolari e regolamentazione della prostituzione, quasi a definire le regole morali del “benpensante” che ha una famiglia perfetta, ma a cui un passaggio dalla prostituta o dal ‘femminiello’ fa bene alla salute. La volgarità e l’ipocrisia non hanno più limiti”.

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